VITERBO LA Quercia,
Bagnaia, Grotte S.Stefano, Fastello, Monte Calvello, Roccalvecce, S.Martino, Tobia




Miracoli e grazie
operati da Dio
per intercessione
della
Madonna della Quercia
in favore degli abitanti
di
V I T E R B O,
La
Quercia,Bagnaia,Grotte S.Stefano,Fastello,
Montecalvello,Roccalvecce,S.Martino,Tobia
tratti da ex voto,
manoscritti e libri
secoli XV-XIX
INTRODUZIONE
Era consuetudine, a partire
dal 1571, dare alle stampe quasi ogni 10-20 anni i racconti dei miracoli e delle grazie
operati da Dio per intercessione della Beatissima Vergine venerata come Madonna
della Quercia.
I libri, di solito, erano
scritti dai sacrestani maggiori della Basilica della Quercia, testimoni dei racconti che i devoti di Maria facevano
nel momento che venivano a ringraziarla nel suo santuario per il miracolo ricevuto.
Quest’opera di divulgazione
e testimonianza si è interrotta con l’ultimo libro scritto dal domenicano
francese padre M.Chery nel 1869.
Ho voluto riprendere tale
consuetudine iniziando a raccontare i
miracoli e le grazie ricevuti dagli abitanti di Roma, centro spirituale della nostra
Fede e come omaggio all’unica confraternita ancora esistente dedicata alla
Madonna della Quercia:
Poi sono passato a
raccontare i miracoli che
Questa raccolta è dedicata a
VITERBO e ai suoi abitanti che per primi hanno provato l’amore che la
Vergina Santissima nutre verso di noi,
suoi figli.
E’ dedicata a tutti coloro
che hanno provato la mistica
dolcezza della Madonna della Quercia, accanto alla quale
molti spesso si sono fermati a chiedere
aiuto , con la speranza, anzi la certezza che rivolgeranno ancora a Gesù e alla Madre celeste le loro
preghiere per tutta la comunità dei devoti di Maria.
Le storie sono riportate
così come sono state scritte all’epoca, volendo evidenziare la storicità del
fatto e la freschezza, talvolta l’ingenuità, dei racconti.
Come gli autori di una
volta, anch’io ho voluto essere solamente il testimone dell’accaduto,
desiderando riaffermare ciò in cui credo fermamente:
Maria, madre di Dio e madre nostra non ci lascia né ci
lascerà mai soli.
Per rafforzare tale concetto
voglio riportare le parole del grande poeta Dante Alighieri che nel XXXIII
canto del paradiso fa dire a san Bernardo:
Vergine madre, figlia
del tuo figlio
umile ed alta più che
creatura,
termine fisso d’eterno
consiglio,
tu se’ colei che
l’umana natura
nobilitasti sì che ‘l
suo fattore
non disdegnò di farsi
sua fattura.
Nel ventre tuo si
raccese l’amore
per lo cui caldo ne l’eterna
pace
così è germinato
questo fiore.
Qui se’ a noi
meridiana face
di caritade, e giuso,
intra i mortali,
se’ di speranza
fontana vivace.
Donna se’ tanto grande
e tanto vali,
che qual vuol grazia
ed a te non ricorre
sua desianza vuol
volar senz’ali.
La tua benignità non
pur soccorre
a chi domanda, ma
molte fiate
liberamente al
dimandar precorre.
In te misericordia, in
te pietate,
in te magnificenza, in
te s’aduna
quantunque in creatura
è di bontade.
Gianfranco Ciprini
La
Quercia 12 settembre 2010
Festa
della Madonna della Quercia
INIZIO DEVOZIONE
1417
"Anno Domini
14671 mense augusti die quinta decima F.Thoma[sius] Ban[donius]. Nel campo Gratiano
sopra una Quercia fu posta una tegola dipintavi dentro una Madonna acciò
che li viandanti portassero rispetto al luogo per li continui amazzamenti e
latrocini che si facevano". 1) Prima di
"1467" originariamente è stato scritto "1619" la data
dell’acquerello.

Acquerello di
Vincenzo Panicale - 1619-
Tratto dal
“Libro dei Miracoli” p.8 Bibl. Besso
Roma
Vedi anche:
Cronica di Anzillotto viterbese,a cura di F. Cristofori, p. 144; ms. 113, c. l;
ms. Bandoni, c. 6; Bandoni 1628,p. 9; Malanotte 1666, p. 2; Chery 1869, p. 1 l;
la scena è dipinta nella Sala della Madonna dei Palazzo dei Priori di Viterbo.

Battista Juzzanti venera l’Immagine 1417- Affresco palazzo Comunale Viterbo , sala
Madonna della Quercia sec. XVI

Niccolò della
Tuccia Codice Riccardiano,1941 f 67r - Firenze

Le note e le
osservazioni sono del prof.Giuseppe Lombardi

A.S.M.Q. vol.113 c.1 fra Vittorio d’Arezzo 1576
Al nome sia de
Dio et della Gloriosa Vergine Maria, protetrice di questa santa casa et di
tutti i santi et sante della celestial corte.
In questo libro si scriverano le cose più notabili et
ricordi apartenenti alla chiesa et sagrestia di Santa Maria della Quercia di
Viterbo
In prima, Ricordo come questo nostro luogo dove è hora
la chiesa et convento si chiamava il campo gratiano et era luogo incolto et
selvatico et boschareccio, in quel tempo si trovava in Viterbo uno certo Mastro
Batista Magnano molto timorato de Iddio et devoto della gloriosa Vergine Maria
il quale lanno 1417 fece dipingere in uno tegolo di quelli si cuoprono i tetti
una inmagine della gloriosissima Vergine Maria con il suo figlio in collo, a un
certo pittore detto per nome suo proprio Monetto et a comune e publica
devotione detto mastro Batista portò tale inmagine gloriosa in un luogo detto e
chiamato tra le vigne, et quivi nella
publica strada apese a una quercia dove era insiemi una vite salvatica, et
risguardava nella via publica et questo è il luogo proprio et la medesima
figura che hoggi si vede et da cristiani dell’uno e laltro sexo debitamente si
honora. Quantunque detta gloriosa inmagine stessi da che vi fu portata quasi
incognita presso a cinquanta anni perché
altri non l’adorava se non certe donnicciole che quivi passavono è ben vero che
l’albero stesso quale reggeva un tanto glorioso thesoro preciosissimo quanto li
fu possibile concesso dalla natura imperò che inchinando et restringendo
et [c.1v] racogliendo insiemi i suoi rami li fece uno bellissimo et naturale
tabernaculo maraviglioso ali occhi de i risguardanti a tal che oltre la gratia
e devotione che gettava la benedetta inmagine si agiungeva ancora il
maraviglioso artifitio naturale dello ornamento
che faceva la quercia.


1417 inizio devozione Nelli cc. 9 e 10

Alcuni passanti si fermano a
venerare la Madonna chiamata “ della Cerqua”
Affresco palazzo Comunale Viterbo , sala Madonna della Quercia sec. XVI
“Tra Viterbo e Bagnaia c’è un TESORO”
PIER DOMENICO ALBERTI
Eremita di Monte S.Angelo
1450
"Uno heremita molto tempo avanti che la Madonna
mostrasse miracoli disse che in questo Campo Gratiano v'era un tezoro onde
molti cavando in in più luoghi non trovando nulla querelansi del detto heremita,
li manifestò che il tezoro stava sopra la Quercia. Il nome del qual romito
era Pier Domenico Alberti senese e di santa vita e per arricchire il suo
romitorio e Chiesa la prese portandola via ma subito la Santissima Vergine
riannò al suo primo luogo del che accortosi il romito perciò si mosse poi a
dire quanto di sopra si è detto". F. Albertus a Navi Superior , Lector scribebat

Acquerello di Vincenzo Panicale - 1619-
Tratto dal “Libro dei Miracoli” p.10 Bibl. Besso Roma
Vedi anche : Nelli 1571 c.9 ; ms. Bandoni, c. 6; Bandoni 1628, p. 10; Peroni 1685, p. 9; Borza hi 1696, p. 9; Torelli 1793, p. 3; Chery 1869, p. 14.
Il miracolo è dipinto nella lunetta n. 1 del Chiostro
dalla Cisterna.


Nelli p.9
Torelli 1725
p.3

Pierdomenico Alberti, Chiostro della Cisterna , affresco 1630


Res Historicae, G.A.Manelli 1711 ms., A.G.O.P. vol. XI9500 c.2
Nell’anno
sudetto(1447) dimorava in un romitorio situato in um monte distante un miglio
dalla Quercia chiamato S.Angelo dalla chiesa dedicata a gloria di Dio et
dell’Arcangelo S.Michele un santo Romito senese detto Pier Domenico
Alberti. Questo illuminato da Dio
conoscendo il tesoro che rendeva conspicua detta selva, lo rapì per arricchire
la sua chiesa e se medesimo di virtù.
La
Beatissima Vergine però che havea determinato render celebre la fortunata quercia, e quivi dispensare al
mondo tutto miracoli e gratie, fece che
ben presto ritornasse invisibilmente ad appendersi nel primiero luogo la
miracolosa imagine. Conosciuti per tal miracolo dal santo romito i desideri del
Cielo, non ardì più di toccarla, ma prostrato alle radici dell’albero, non
potea satiarsi di prestare ossequij alla gran Vergine Madre avanti questo suo
prodigioso ritratto. Accendevasi ogni giorno più il di lui spirito di devoti
affetti; ne potendo più racchiudere il santo fuoco , andava dicendo” fra
Viterbo e Bagnaia nella pubblica strada vi è un gran tesoro” . Non voleva
l’huomo do Dio per humiltà dire di vantaggio; ma benchè fuggesse gli applausi
del mondo, era non di meno in tanto credito
che molti prestaron fede alle sue parole; credendosi però che verificarsi
dovessero del tesoro materiale d’oro e
d’argento si posero a scavare in più luoghi di detta strada. Ciò veduto dal
sant’huomo , non potendo tolerare il danno del prossimo gli disse finalmente
che ogni loro fatica era vana, stante che il gran tesoro era l’immagine della
Madonna santissima che stava sopra la quercia.

La Chiesola di S.Angelo


L’Eremo di Pierdomenico Alberti , esterno ed
interno , nei pressi di Campo S.Pietro ai piedi della Palanzana

“La chiesola” in alto a destra , Affresco Palazzina Gambara , particolare

Bandoni 1628 p.10

Bandoni 1631 p.III
…da questo s’è presa la devozione d’andare al
Monte S. Angelo tutte le feste di Maggio , poiché in quel mese tolse il devoto
Romito la Madonna, e da se medesima ritornò sopra la Quercia, et ogni giorno cresce
la devozione , e concorso alla gloriosa Madonna.
BARTOLOMEA – 1465 ?-
“Madonna Bartolomea
Viterbese molto devota verso questa santa imagine pensò far un pio furto e
levatola dall'albero portorsella a casa ma la mattina seguente andata
nell'Oratorio ove posta l'haveva per farvi oratione non la ritrovò onde
subito portosi con ogni diligenza a cercarla, la ritrovò alla cerqua
pendente come prima e ripigliandola la seconda volta la riporto a casa e
dentro la cassa reserrolla a chiave ma il tutto invano poscia che
miracolosamente ritornò al suo luogo". F.
Albertus a Navi lector et superior scribebat 7 octbris 1659

Acquerello di
Vincenzo Panicale - 1619-
Tratto dal
“Libro dei Miracoli” p.12 Bibl. Besso
Roma
Vedi anche :
Nelli 1571, c. 10; A.S.M.Q. Vol. ms. 113, c. 17; ms. Bandoni, c. 7; Bandoni
1628, p. I I; Malanotte 1666, p. 10; Peroni 1685, p. 10; Borzacchi 1696, p. 9;
Torelli 1793, . 3‑ Chery 1869, p. 17.
E anche la “Sala della
Madonna dei Palazzo dei Priori di Viterbo e nella lunetta n. 2 dei
Chiostro della Cisterna.
Per il che una devotissima donna chiamata Bartolomea
vi dimorava lunghissimo tempo tirata dalla devotione e vaghezza di tale
inmagine , non si acorgendo lei propria della lungheza del tempo che vi
dimorava et havendo frequentato questa devotione molti anni, accesa sempre più
della devota figura non satia di vederla, pensò fare uno devoto et pietoso
furto et per poter meglio godersi tali
delitie spirituali si risolvè portarsela a casa e così fece, dove la sera
rinserata in camera con incredibile contento lungamente vi fece oratione.
Andatosene a riposare , la gloriosa Vergine
miracolosamente se ne ritornò nel primo luogo. Dove destatosi la donna
et con grandissima allegrezza levatosi
per fare oratione alla tanto amata inmagine non la ritrovò, onde restata fuora
di se non sapeva che si fare et pensando
l’havessero levata i suoi di chasa si tacque, non sentendo a nessuno perlarne
di chasa, se inmaginò quello che era cioè
che si fussi a casa, o al tabernacolo proprio da lei eletto ritornata
miracolosamente, onde con prestezza se ne ritornò ai soliti negoci. Doppo non
molto tempo di nuovo si asicurò portossi a casa tanto thesoro, et la benedetta
Madre come prima se ne ritornò al luogho suo eletto.
A.S.M.Q. vol.113 c.1v, fra Vittorio d’Arezzo 1576

Bartolomea, viterbese, ruba
la tegola che miracolosamente ritorna
sulla quercia
Affresco palazzo Comunale Viterbo , sala Madonna della Quercia sec. XVI



![]()
1465 Bartolomea Nelli cc.10,10v,11
Pestilenza – estate 1467-

1417 Niccolò della Tuccia , Comunale Vit. copia
Riccardiana pp.176,177

...

1417
Niccolò della Tuccia Ciampi p.91

1467 peste, fra Michele, 1509 c.1
Tunc temporis Viterbium civitas grandi pestilentia laborabat
et gratia beatissime Virginis ad nihilum est redacta …
In quel tempo una
grande pestilenza aveva colpito la città
di Viterbo e per l’intervento della Beatissima Vergine fu debellata …

Affresco palazzo Comunale Viterbo , sala Madonna della Quercia sec. XVI
Permesso, dato dal Vescovo di Viterbo,
cardinal Pietro Gennari, il 26 agosto 1467, di costruire
un altare, ai piedi della quercia dove
era stata collocata la Sacra Immagine di Maria
e di celebrarvi
la S.Messa

A.S.M.Q rotolo pergamenaceo , a/13
In Nomine
[Domini] amen. Anno Domini nostri Jesu Christi a nativitate eiusdem millesimo
CCCLXVII, indictione XVa, pontificatus Sanctissimi in Christo Patris
et Domini nostri Domini Pauli dignissimi pape Secundi , die vigesima sexta
mensis augusti.
Universis et
singulis hoc presens publicum instrumentum inspecturis pateat evidenter quod in
presentia mei notarii et testium infrascriptorum ad hec spetialiter vocatorum
habitorum et rogatorum.
Constituti
personaliter coram reverendo patre et domino Domino Petro, Episcopo Viterbiensi
et Tuscanensi, in loco infrascripto nobiles et egregii viri Nicola Tuscie, ser
Christofanus Altubelli et ser Thomas ser Johannis Thomassi de numero
magnificorum dominorum priorum inclite civitatis Viterbii, de consensu et
voluntate aliorum dominorum priorum eorum collegarum, prout ipsi asserverunt,
et ser Dominicus infrascriptus fidem
fecit.
Et vice et
nomine Comunitatis Viterbii exposuerunt prefato Domino Episcopo cum sit notum
ac notorium per totam civitatem Viterbii, etiam sue reverende paternitati et
omnibus locis et terris circumstantibus qualiter nuper apud quamdam Imaginem
Gloriose Virginis Marie in quadam arbore quercus appensam in tenimento
Viterbii, in contrata Grazani prope dictam civitatem Viterbii, quod plura
miracula evidenter visa sunt et quotidie ex ea videntur et in dies videri
speratur, propterea que non tantum cives Viterbienses, sed etiam omnes et
singuli convicini et Populi circumstantes maxima devotione ad ipsam Imaginem
Gloriosam concurrunt, quapropter prefata Comunitas Viterbii intendit et maximo
desiderio optat in loco predicto quandam ecclesiam et cappellam hedificari
facere ad honorem et laudem Omnipotentis Dei et eius Sanctissime Matris
Virginis Marie et ad perpetuam memoriam prefati Ymaginis.
Propterea
prefati Domini Priores maxima instantia nomine dicte Comunitatis petierunt
eisdem licentiam per prefatum Dominum Episcopum dari et concedi dictam
ecclesiam et cappellam hedificandi et hedificari facendum cum auctoritate
ibidem celebrandi missas et cetera alia spectantia ad divinum officium faciendi
et super predictis auctoritatem interponere ad hoc ut dicere possit locus pius
et ecclesiasticus.
Qui Dominus
Episcopus prefatus, audita petitione facta per prefatos dominos priores, vice et
nomine prefate Comunitatis Viterbii, fore et esse iustam et redumdare ad
maximam devotionem populi civitatis Viterbii et aliorum circumstantium,
prefatis Dominis Prioribus presentibus et recipientibus nomine Cominitatis
predicte dictam ecclesiam et cappellam hedificandi et hedificari faciendi et
ibidem ecclesiastica sacramenta ministrandi et conferendi hac missas celebrandi
et omnia alia et singula faciendi et dicendi,
que spectant
ad laudem Domini Nostri Iesu Christi et sue Matris Gloriose Virginis Marie et
ad divinum officium sua auctoritate ordinaria licentiam omnimodam benigne et
gratiose dedit atque concessit, ita quod amodo et deinceps locus ipse sit pius
et ecclesiasticus et pro pio et ecclesiastico decrevit et haberi ac reputari
voluit.
Super quibus
omnibus et singulis prefatus Dominus Episcopus auctoritatem suam ordinariam
interposuit et decretum rogantes me Notarum infrascriptum, una cum egregio viro
Ser Dominico Ser Zacharie notario publico de Viterbio, ut predictis publicum
conficeremus instrumentum.
Actum
Viterbii in palatio episcopatus in cammera solite residentie prefati Domini
Episcopi, presentibus Venerabilibus viris domino Bartolomeo Cole, domino
Benedicto et domino Lodovico Iannis Veltri, canonicis ecclesie Sancti Laurentii
viterbiensis et nobilibus viris Ser Iacobo Iohannis Nicolassi et Ser Leonardo
Iacobi Iohannis Gaglardi de Viterbio, testibus ad predicta vocatis, habitis et
rogatis.
Et ego
Augustinus de Ciosis, presbitero viterbiensi, apostolica et imperiali
auctoritate notarius et iudex ordinarius, predictis omnibus et singulis dum sic
agerentur et fierent presens interfui et ea una cum prefato ser Dominico
rogatus scribere et publicare scripsi et publicavi, signum quoque meum apposui
consuetum .

Signum mei Augustini Notarii predicti
+ Ego Bartholomeus Cole viterbiensis canonicus, testis ad
predicta vocatus, habitus et rogatus que, ut premictuntur, fuerunt stipulata,
ideo vera fuisse et esse confiteor et manu propria subscribo.
+ Ego Ludovicus Ioannis, canonicus viterbiensis, testis supra nominatus,
quia predictis omnibus interfui, et ea omnia prout scripta sunt vera esse novi.
Ideo ad maiorem fidem premissorum, me propria manu subscripsi.
+ Ego Benedictus Cole canonicus viterbiensis et testis prenominatus,
quia predictis omnibus interfui, vera fuisse et esse fateor et ideo me
subscripsi


1417 30 agosto , Niccolò della Tuccia ,
Comunale Vit. copia Riccardiana pp.178,179

1417 , 30 agosto, Niccolò della Tuccia,
Ciampi p.92

30
agosto 1467- 14 comunità si recano in
pellegrinaggio ai piedi della Madonna della Cerqua
Affresco palazzo Comunale Viterbo , sala Madonna della Quercia, sec. XVI

30
agosto 1467- 14 comunità si recano in
pellegrinaggio ai piedi della Madonna della Cerqua.
ASMQ
vol.113 c.2v ,fra Vittorio d’Arezzo, 1576
[ e tanto si sparse]
la fama per il Patrimonio di che in uno medesimo giorno del anno
sopradetto 1467 [30 agosto] , vi concorsero quatordici
comunità et furono queste Toschanella,Caprarola,CArbognano, Bassano[in
Teverina] , Soriano, Civitella, Bagnaia, Buomarzo, Vetralla, Lugniano,
Chanapina, Montefiascone, Vitorchiano, Ronciglione et molti altri circumvicini
, et tutte queste comunità diedero 25 scudi per una, et in questo giorno fu
stimato il concorso de populi arivossi al numero di quarantamila persone
CAVALIERE viterbese
Primi giorni settembre 1467
“Nel 1467 nel mese di
settembre un certo homo viterbese fugendo da suoi nemici che assallito
l'havevano s'imboscò nel'antica e folta selva vedendosi arrivato da
persecutori temeva della vita e alzando gli occhi vidde sopra i rami d'una
cerqua l'immagine di Maria alla quale raccomannossi... mentre quelli
arivatolo col armi alla mano per ferirlo glielo rese invisibile per
sottrarlo dalla loro crudeltà". F. Albertus a Navi lector et
superior scribebat. 17 octobris 1659

Acquerello di Vincenzo Panicale - 1619-
Tratto dal “Libro dei Miracoli” p.14 Bibl. Besso Roma
Vedi anche :
Nelli 157 1, c. 11; ms. Il 3, c. 2; ms. Bandoni, c. 8; Bandoni 1628, p. 13;
Gallesi 1642, p. 9; Malanotte 1666, p. 1 l; Peroni 1685, p. 11, Borzacchi 1696,
p. 9; Torelli 1793, p. 5; Chery 1869, p. 21.
Il miracolo è dipinto nella Sala della Madonna del
Palazzo dei Priori di Viterbo, nella facciata posteriore dell'edicola del Bregno,
nella lunetta n. 3 del Chiostro della Cisterna
Affresco
palazzo Comunale Viterbo , Sala Madonna
della Quercia sec. XVI Tempietto del
Bregno. Affresco di
Michele Tosini 1570


![]()

Primi
giorni settembre 1467- Un cavaliere
viterbese è reso invisibile.
ASMQ
vol.113 c.2 ,fra Vittorio d’Arezzo 1576
“…L’anno
1467 nel mese di settembre in questa maniera andò il caso. Questo povero homo
haveva una grandissima moltitudine di nemici che del continuo lo cerchavono,
ocorse che un giorno infra li altri fu visto da loro et con gran fretta il
seguitorno per darli morte trovandosi solo et disarmato: per un pezzo si servì
delle armi della gambe movendole con gran fretta fuggendo la rabbia de nemici .
Al ultimo vinto si dalla stracchezza si ancora dalla vicinanza delli nemici che
di gia l’havevono arivato: arivò alla felice quercia dove la Gloriosa Vergine
si riposava, et alzando locchio a quella con tutto il cuore quanto più poteva
se li racomandò lo volessi socorrere in tanto pericolo gettandosi in tutto
nelle braccia della gloriosa madre; et gettandosi sotto la quercia si fermò:
sopragiungendo i suoi nemici et considerando che non poteva essere passato in
nanti si derno a cercare con ogni diligenza qui intorno, a tale che cercando
nel proprio luogho dove stava ascosto
che quasi lo toccavono non poterno mai vederlo essendo coperto dal
misericordioso manto di Maria Vergine. Havendo cercato e non trovato si
partirno e questo homo trovandosi libero non ingrato del beneficio doppe le
rese gratie a Maria Vergine se ne andò in Viterbo et con grandissima eficacia
del dire cominciò a predicare questo miracolo publicamente, il che sentendo
Bartolomea sopradetta li parve tempo di palesare i suoi doi furti che haveva
fatto et come sempre per se stessa si era ritornata al solito luogo: et con
tanta eficacia et luno e laltro publicorno tali miracoli che la comunità tutta
di Viterbo si mosse a venire a vedere quello che havevono udito…”

Primi giorni settembre
1467- Un cavaliere viterbese è reso
invisibile.
Affresco chiostro della
cisterna sec. XVII





1467 cavaliere viterbese - Nelli cc.11v-13
PROCESSIONE 20 SETTEMBRE 1467

Processione
20 settembre 1467
Affresco
palazzo Comunale Viterbo , Sala della
Madonna della Quercia sec.XVI

Processione
20 settembre 1467
Acquerello di Vincenzo Panicale - 1619
Tratto dal “Libro dei Miracoli”
pp.17,18 Bibl. Besso Roma



...


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1417 20 settembre , Niccolò della Tuccia ,
Comunale Vit. Copia Riccardiana pp.180-182

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...

1467 20 settembre, Niccolò della Tuccia, Cristofori pp.146,147

1467
La città di Viterbo si consacra alla Madonna della Quercia
Affresco chiostro della cisterna – Ludovico
Nucci 1606

Settembre 1467 , la prima cappellina di
Tavole
Affresco
palazzo Comunale Viterbo , Sala della
Madonna della Quercia sec.XVI


Bandoni T., Scelta d'alcuni miracoli e gratie
fatte dalla gran Signora Madre di Dio, detta e
nominata
la Madonna della Cerqua di Viterbo, Viterbo, 1628 pp.7-9
